Sicurezza sul posto di lavoro: la tutela delle donne, vittime predilette.

Gli uomini e le donne nascono biologicamente diversi e sono destinate a rimanere tali anche le rispettive professioni, le modalità di trattamento e le condizioni lavorative. Si tratta di differenze che, nonostante le numerose prese di posizione e le battaglie sociali, persistono ancora oggi. Basti pensare che alcune aziende assegnano uno stipendio più alto ad uomo che ad una donna, oppure non ne garantiscono la retribuzione in caso di gravidanza e, successivamente, in maternità.

In Europa, secondo una fonte Eurostat datata 2009, pare sia aumentata la presenza delle donne nel mondo del lavoro e, proporzionalmente, anche il numero degli infortuni legati ad aspetti fisici e psicologici. Un sondaggio svolto nello stesso anno da parte dell’ EU-OSHA – Agenzia Europea per la salute e sicurezza sul lavoro – rivela come in Italia gli uomini abbiano maggiori informazioni sui rischi per la salute e la sicurezza. Più stipendiati e sicuramente meno sfruttati, gli uomini prevalgono non solo come figura sociale ma anche e soprattutto nel campo lavorativo. Negli ultimi venticinque anni, è considerevolmente aumentato il contributo femminile in campo lavorativo e ciò non solo ha reso le donne più sicure ed indipendenti, ma ha anche mandato un messaggio chiaro e forte alle Istituzioni e a tutta la società odierna: cambiare è possibile e per le donne, che hanno dovuto combattere battaglie senza armi, il lavoro è e un diritto.

Purtroppo, però, l’apparenza non sempre rivela la realtà dei fatti: le condizioni lavorative a cui oggi sono sottoposte le donne – occupate prevalentemente in lavori precari e meno retribuiti – comportano una maggiore esposizione dal punto di vista della sicurezza personale e, in particolare, della salute.

In relazione al maggior contatto con il pubblico, le donne sembrerebbero maggiormente esposte a rischi, poiché svolgono mansioni non sempre di livello elevato e perché lo stereotipo che incarnano è ancora oggetto di un forte pregiudizio. Così, la violenza si manifesta anche di fronte alle Istituzioni: il mese scorso a Catania, infatti, una dottoressa, mentre era di turno in guardia medica, è stata stuprata da un uomo che, dopo aver finto di essere un paziente, l’ha prima segregata e poi violentata. Successivamente, derubricata l’aggressione al medico siciliano, la donna si è detta delusa e ferita dagli Enti statali che hanno reso la sua violenza un semplice “infortunio sul lavoro”, umiliandola come medico e, soprattutto, come donna.

Molti risultano essere ancora i casi di violenza che si consumano ai danni delle donne sul loro posto di lavoro e troppi gli stupri su scala nazionale. Molestie, intimidazioni e minacce caratterizzano la giornata di molte lavoratrici.

Una donna ogni ventidue minuti, nel mondo, viene violentata e uccisa per un totale di undici stupri al giorno: si tratta di dati allarmanti, che confermano la scarsa sicurezza riservata alle donne non solo tra le mura domestiche ma anche nella sede in cui operano.

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