Per non dimenticare: 27 gennaio, il giorno della memoria

Genocidio, Shoah, campo di concentramento, Auschwitz, soluzione finale… queste sono parole che fanno parte di una storia che non ci appartiene, ma che abbiamo il dovere di ricordare. Noi in prima persona non abbiamo vissuto in quegli anni di terrore, non siamo stati torturati, uccisi o costretti a compiere azioni immorali, non abbiamo visto i nostri amici e i nostri parenti morire davanti ai nostri occhi senza poter fare nulla per salvarli, ma il solo fatto che tutto ciò sia successo davvero ad altri uomini, uomini come noi, ci impone il dovere di onorare la loro memoria.

La Shoah ha portato alla morte più di 15 milioni di persone, terrorizzato popoli e distrutto uomini, donne, famiglie. Tutto ciò non va dimenticato, e la giornata della Memoria serve proprio a questo, per ricordare. Come scrisse Primo Levi “L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”.

La Giornata della Memoria è una ricorrenza internazionale (stabilito così dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1° novembre 2005), che viene celebrata il 27 gennaio di ogni anno per commemorare le vittime dell’Olocausto. Lo scopo di questa giornata non è solo quello di ricordare ma anche quello di far sì che “simili eventi non possano mai più accadere” (come dice la legge stessa).

L’Olocausto non ha però ucciso tutti, fortunatamente, e dico fortunatamente perché in tutto quell’orrore un qualsiasi segno di vita era un miracolo e un dono; anche se la maggior parte non ce l’ha fatta, c’è stato qualcuno che è riuscito a tornare a casa.

“Al mondo c’è troppa gente perché certi fatti non si risappiano: qualcuno resterà sempre in vita per raccontare. I giovani liberi devono sapere, dobbiamo aiutarli a capire che tutto ciò che è stato è storia, e la storia oggi si sta paurosamente ripetendo”.

“I vuoti di oblio non esistono. Nessuna cosa umana può essere cancellata completamente. La nostra voce, e quella dei nostri figli, devono servire a non dimenticare e a non accettare con indifferenza e rassegnazione, le rinnovate stragi di innocenti”.

Questi sono solo due dei tanti appelli accorati lanciati da chi è sopravvissuto a tanto orrore per non dimenticare.

Qualche anno fa ho avuto il privilegio di incontrare uno di questi uomini che ce l’ha fatta, che è sopravvissuto e che è riuscito a continuare a vivere la sua vita nonostante tutto. Quest’uomo è Alberto Sed, detenuto nel campo di concentramento di Auschwitz e ora uomo libero.

Ricordo molto bene quell’incontro, e ricordo che ha detto che il suo silenzio riguardo ciò che ha subito ad Auschwitz è durato per più di cinquant’anni e che neanche la moglie e i figli erano a conoscenza dei dettagli. Sapevano che era stato nei Lager, un’esperienza che nessun essere umano avrebbe mai dovuto sperimentare, ma non sapevano per quale motivo non riusciva a prendere in braccio dei bambini piccoli o perché non riuscisse a mettere piede in una piscina. Aveva assistito a delle atrocità che la mente umana non riesce a cancellare, aveva visto uccidere uomini, donne e bambini senza alcuna pietà. Inoltre ha detto una frase, breve, ma che ha reso chiaro quanto fosse stato orribile ciò che ha passato: “Dante Alighieri ha visto giusto sia per il Paradiso che per il Purgatorio, ma ha sbagliato per l’Inferno: l’Inferno è ciò che ho vissuto io, l’Inferno è Auschwitz”.

Incontrare un sopravvissuto all’Olocausto è stata una delle esperienze più emozionanti della mia vita; mai avrei pensato che avrei potuto rivivere attraverso le parole di un uomo, le pagine della nostra storia. Alberto Sed è un eroe dei nostri tempi, un uomo semplice, che è stato catapultato in un inferno dal quale è riuscito a fuggire portando con sè le cicatrici di un passato che nessuno sarà in grado di cancellare. Attraverso i suoi occhi tristi ed inumiditi dal dolore del ricordo, ho visto scorrere le pagine della storia, una storia crudele, disumana ed assurda, pagine di storia che nessuno avrebbe dovuto scrivere mai.

 


In occasione del Giorno della Memoria, l’Ufficio stampa e internet e l’Ufficio comunicazione istituzionale del Senato hanno realizzato il filmato “Per non dimenticare”, intervistando bambini e ragazzi della Scuola Ebraica di Roma (Scuola primaria “Vittorio Polacco”, Scuola secondaria di primo grado “Angelo Sacerdoti”, Scuola secondaria di secondo grado “Renzo Levi”) che hanno condiviso ricordi familiari legati ai drammatici anni della persecuzione. Le testimonianze sono accompagnate dalla lettura di brani da opere di Primo Levi, Elie Wiesel, Anna Frank e altri Autori che sottolineano l’importanza di ricordare e trasmettere la memoria dell’Olocausto come antidoto all’indifferenza.
I lettori sono bambini e ragazzi provenienti da scuole di tutta Italia, in occasione di visite al Senato: IT CAT Cardarelli (La Spezia), Direzione didattica 2 circolo (Perugia), I.S.I.S. “Fermi – Mattei” (Isernia), Liceo scientifico “Sandro Pertini” (Ladispoli – RM), I.I.S.S. “G. Galilei” – Liceo classico (Nardò – LE), I.C. Via Cutigliano plesso Graziosi (Roma), Liceo Scientifico “Ricciotto Canudo” (Gioia del Colle – BA).

 

Fonti:
Immagine in evidenza, video

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