Guadagnino racconta un amore delicato e sensuale

Chiamami col tuo nome, film presentato al Sundance Film Festival il 22 gennaio 2017 da Luca Guadagnino, è la storia di un amore forte e malinconico, dolce e sensuale.

Si tratta di un film sofisticato, nella sua semplicità mai banale, che ha la capacità di penetrare con violenza ed estrema delicatezza nel cuore e che lascia, davanti a una storia così pura, un senso di leggerezza ma anche di amarezza per il finale mesto e per il pregiudizio che ancora alberga in buona parte del mondo su un rapporto omosessuale, all’ordine del giorno nell’antichità ma così demonizzato oggi.

Il film, adattamento cinematografico del romanzo di André Aciman, narra, infatti, la scoperta del desiderio e l’evolversi dell’amore che sboccia tra Elio (interpretato da Timothée Chalamet), di soli diciassette anni, e Oliver (interpretato da Armie Hammer), di ventiquattro. I due si conoscono nella villa italiana del primo, quando l’ebreo americano Oliver deve raggiungere il suo professore, il padre di Elio, per motivi di studio. All’iniziale rivalità che si instaura tra i due ragazzi, si sostituiscono mano mano l’interesse e l’attrazione, sino al fiorire del sentimento amoroso, che metterà a nudo, l’uno di fronte all’altro, i due protagonisti, scandagliando i loro sentimenti più profondi, soffiando sulle loro paure e angosce e facendo emergere, in tutto il suo splendore, la bellezza di un sentimento così semplice e puro, insieme alla bellezza del desiderio, come impulso antico e primordiale, ma non per questo bestiale, anzi, dolce e sofferto.

Scena emblematica di alcuni dei valori che si vogliono trasmettere con quest’opera è quella del giovane Elio con il padre, il quale non gli impone di rinnegare i sentimenti che prova, né tanto meno gli ingiunge di dimenticare il dolore e la felicità che ha provato e sta provando, in quanto sono proprio queste le cose in cui si può quantificare la vita e sono sentimenti che a lui, nonostante sia un professore e un genitore realizzato, probabilmente sono sempre mancati.

Chiamami col tuo nome è pura poesia, è i luoghi desolati e belli in modo quasi straziante, è la colonna sonora, è gli anni Ottanta, è l’italia vagheggiata in cui succedeva ancora qualcosa di straordinario nonostante faccia capolino il passato orribile. Un film intenso, «un braccio tranciato, un treno che parte, un telefono, il volto di un ragazzo che nell’inverno si congeda dall’età acerba, in un lancinante primo piano finale lungo sette minuti» (Lorenzo Ciofani, www.minimaetmoralia.it).

Arrivato nelle nostre sale il 25 gennaio, ha ricevuto molte nomine importanti sia ai Golden Globe che agli Oscar, dove è valso a James Ivory una statuetta per la miglior sceneggiatura non originale. L’opera di Guadagnino è inoltre stata inclusa nella classifica dei 25 migliori film dell’anno dalla rivista Sight & Sound, posizionandosi al terzo posto.

Immagine in evidenza © www.salteditions.it

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