Organi artificiali: il futuro della medicina?

Nell’Ospedale “Bambin Gesù” di Roma un trapianto di cuore artificiale salva la vita a una bambina di tre anni.

Lo scorso mese di maggio una bambina di soli tre anni viene ricoverata per miocardiopatia dilatativa, una patologia del muscolo cardiaco caratterizzata da un’anormale dilatazione del ventricolo sinistro del cuore e da una ridotta contrattilità cardiaca. Il cuore della piccola viene sostituito da un supporto tecnologico grande quanto una batteria stilo; un oggetto di lunga durata per tutti quei piccoli pazienti in attesa di un organo compatibile per poter eseguire un trapianto completo.

“Infant Jarvik 2015”

“Infant Jarvik 2015”, così si chiama l’incredibile mini-cuore artificiale impiantato nella bambina, viene posto all’interno del torace ed alimentato da una batteria esterna. Il vantaggio dell’impianto è quello di non obbligare i pazienti all’ospedalizzazione fino al momento del trapianto. Il dispositivo è composto da una pompa intraventricolare dal diametro di 15 mm, dalla lunghezza di 5 cm e dal peso di 50 gr (dimensioni paragonabili a quelle di una batteria AA o “stilo”). Il dispositivo è progettato per poter supportare la circolazione di  pazienti a partire dagli 8 kg di peso e fino ad un’età di circa 10 anni. Il mini-cuore può garantire un supporto a lungo termine per quei bambini per i quali non si riesce a trovare un organo compatibile per il trapianto di cuore. Questo apparecchio consente di migliorare decisamente le condizioni di vita di un bambino malato di miocardiopatia dilatativa, costretto altrimenti a vivere nella sofferenza. Al dispositivo infatti è collegato un cavo addominale per la ricarica, che permette al piccolo paziente anche di essere dimesso dall’ospedale.

Precedentemente alla bambina era già stato impiantato un Berlin Heart, un cuore artificiale paracorporeo, ovvero un dispositivo che necessita dell’ausilio di una consolle esterna collegata con una cannula al torace del paziente. Purtroppo però la piccola è stata in seguito colpita da un’emorragia celebrale dalla quale lentamente si è ripresa. La sola opzione terapeutica era rappresentata dall’“Infant Jarvik 2015”. Ed è proprio l’Ospedale “Bambin Gesù” di Roma la sede ospedaliera che ha ottenuto un’autorizzazione straordinaria dalla Food and Drug Administration americana (FDA) e dal Ministero della Salute italiano per l’utilizzo di questa mini pompa cardiaca, la cui sperimentazione clinica è già partita negli Stati Uniti e si concluderà presto, entro il 2018.

Negli ultimi anni le molteplici ricerche nell’ambito dell’Ingegneria Biomedica hanno permesso la realizzazione di dispositivi tecnologici compatibili con l’essere umano ed addirittura paragonabili o sostituibili ad organi. Proprio questi ultimi in molti casi hanno permesso di salvare la vita a molti pazienti. È il caso di “Infant Jarvik 2015”.

Possiamo essere fieri e fortunati di vivere in un’epoca nella quale domina la tecnologia e la continua ricerca scientifica.

È dunque importante sostenerla e credere che non ci possano essere limiti nella conoscenza, pensando che il meglio debba ancora venire.



Un commento su “Organi artificiali: il futuro della medicina?”

  1. dario ha scritto:

    Buongiorno, non sono un medico e non ho una formazione squisitamente scientifico ingegneristica, ma tecnico umanistica (Architettura), ma mi domando se, forse, non sarebbe interessante che un team di più specialisti, con il supporto di un qualche sponsor di caratura eccezionale e con altrettanta visione eccezionale, si dedicasse alla progettazione ed allo sviluppo di un multiorgano sostitutivo da impiantare.
    Ossia riunire in un unico impianto artificiale le funzioni svolte da singoli organi naturali.
    Fantascienza?, forse!, o semplicemente futura realtà.

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