“Ho imparato”: il progetto collettivo di Enrico Letta

”La strada che ha preso l’Italia non mi piace per niente e vorrei che si cambiasse direzione. Mi domando come si possa fare e in questo libro provo ad elaborare idee e lanciare proposte. Sulla base di due condizioni. La prima è che per superare questo presente si deve innanzitutto capire perché ci siamo arrivati. La seconda è che bisogna superarlo andando avanti, non indietro.”

E’ attraverso queste parole che Enrico Letta, ex Presidente del Consiglio dei Ministri nel biennio 2013/2014, nonché ex ministro e parlamentare, inizia a scrivere le pagine di un libro capace di guardare al futuro senza mai voltarsi indietro, se non per cogliere dal passato ciò che può rendere positivo il presente. Ospite della libreria ”Scritti e Manoscritti” di Ladispoli, l’ex premier ha presentato Ho imparato, il suo nuovo libro edito da Il Mulino e in cui si affrontano i temi dell’immigrazione, della paura, della libertà e, più di tutti, quello del cambiamento e del rapporto con i giovani.

Nel 2015, infatti, Letta ha deciso di dimettersi dalla Camera dei Deputati per ricoprire la carica di Dirigente della Scuola di Affari Internazionali dell’Istituto di Studi Politici di Parigi, città dove vive attualmente. Nello stesso anno, Letta ha fondato, in Italia, due istituzioni no-profit: la Scuola di Politiche e l’Associazione Italia-Asean.

Nel libro sopra citato, il mulino stesso costituisce un simbolo importante nell’ambito del racconto, perché, citando Letta, ”quando soffia impetuoso il vento del cambiamento c’è chi alza muri e chi, guardando avanti, costruisce mulini a vento”. Si tratta di un antico proverbio cinese, fatto di poche e semplici parole che raccontano di un momento – quello del mutamento – in cui solo se si costruiscono mulini a vento è possibile cogliere le numerose opportunità che ci attendono, abbattendo dunque ogni muro e trasformando il vento prodotto in energia positiva.

Il libro è un’analisi precisa del nostro presente e delle mutazioni in corso, non è semplificatorio ma equilibrato, analitico ma mai noioso.

”Questo però non è solo un libro”, spiega Letta, ”è piuttosto un progetto collettivo. Voglio che le suggestioni, le domande e i racconti di queste pagine […] vivano, crescano, si nutrano di uno scambio fecondo con la vita quotidiana.” Da questa voglia di riservare risposte e prospettive per un futuro che, visto il presente, si annuncia inedito alla nuova classe dirigente, il dialogo costante con i giovani che rappresentano il fulcro del cambiamento. Molte delle idee del libro, infatti, sono la base di un confronto con i lettori attraverso Instagram, social network che, grazie al format e alle possibilità che offre, ha conquistato la gran parte della popolazione.

Il progetto di Letta è ”Instabook”, ovvero brevi video, da solo o in compagnia, sui capitoli e sulle proposte principali del libro. Un modo per reagire, parlare, condividere e scambiare idee che farà vivere, secondo l’autore, i social media per quello per cui forse sono stati pensati.

Nel libro, l’autore affronta molteplici temi fra i quali l’immigrazione ed il ruolo dell’Unione Europea di cui lui non ha mai nascosto essere profondo sostenitore.

”Che ci sta a fare l’Europa se i migranti arrivati sulle nostre coste rimangono da noi e non vengono redistribuiti fra tutti i paesi europei?”

Attraverso questo interrogativo, che porta alla luce un problema ordinario, quotidiano, quasi una ”questione epocale”, l’autore risponde tracciando i contorni della parola ”Insieme”, di quell’Europa che non può che ricondurci alla mitologia greca e dunque a quel patrimonio storico- culturale che accomuna ognuno di noi. Secondo Letta, ”essere europei” è importante e al tempo stesso propedeutico in quanto l’Unione Europea è l’unica grande unione di minoranze che esiste al mondo. ”Se cresci con le minoranze”, afferma l’ex premier, ”cresci inevitabilmente con l’idea del rispetto e della fratellanza reciproca.”

E sull’immigrazione Letta non esita a manifestare il suo dissenso nei confronti della decisione di chiudere i porti: la stragrande maggioranza degli immigrati clandestini, infatti, non è arrivata con un barcone ma, come sostiene l’autore, con un visto.

Per gestire l’immigrazione c’è bisogno di farsi carico del problema perché la mancata gestione di un fenomeno, seppur positivo, non può che condurre alla rovina.

”Per iniziare bisogna, per l’appunto, smettere di negare l’evidenza e fare ordine. Cosa è successo? Siamo di fronte a un’invasione?” e, posta la tesi, con i dati alla mano l’autore risponde che rapportati alla popolazione gli immigrati non superano il 7% rispetto ad altre realtà, noi però siamo convinti che siano addirittura il 25%. ”Si è perso, in definitiva, qualsiasi contatto con la verità, con il reale [..] è così che gli ”imprenditori della paura” hanno gioco facile.”

Paura, un altro tema fondamentale esaminato nel libro.

Tutti abbiamo paura, soprattutto chi ha dei figli per i quali non può non essere preoccupato.

Enrico Letta sostiene che possiamo tirare su dei muri e dire che non vogliamo essere toccati da tutto ciò che vi è oltre, ma se ci rinchiudiamo nella bolla non cogliamo le numerose possibilità che abbiamo al di fuori di questa.

In merito all’immigrazione, che porta inevitabilmente al concetto di ”paura”, Letta si esprime sul fenomeno e sulla gestione perché ”l’immigrazione gestita male è intollerabile”. Da europeista convinto, egli afferma che l’Europa, sul problema dei flussi migratori, ha attuato un ”gioco di scarica barile” per il quale, alla fine, ha fallito. ”E allora, quale politica migratoria vorremmo che ci sia in Europa?” sostiene l’autore, ”c’è chi parla tanto e lucra sulla questione migranti e chi non dice nulla ma dovrebbe farlo”, conclude.

”Sono il solo a dire che siamo andati oltre?”

Nel corso dell’intervista, Letta ha dichiarato che non essendoci più nemici da distruggere in casa, abbiamo varcato i confini nazionali. E dunque, cosa significa ”nemico”? Per l’autore, il termine sta per ”delegittimazione”, e non ha senso.

Per fare politica non è possibile che ci si debba per forza creare un nemico, ”io ho imparato dagli avversari”, sostiene Enrico Letta.

Nelle ultime pagine del libro, l’autore si esprime circa ciò che ha imparato e che lo ha portato ad essere ciò che è ora, lontano in parte dalla vita politica ma vicino alle nuove generazioni alle quali insegna a non farsi vincere ”dalla tentazione di chiudersi e alzare le spalle aspettando che lo tsunami passi”.

”Ho imparato a non innamorarmi delle formule alla moda e a trarre ispirazione e suggerimento da fonti anche distanti da me. Ho imparato che le scorciatoie tendenzialmente ti riportano al punto di partenza o ancora più indietro. [..] E allora investirei tutto sulla scuola, sulla cultura, sulla forza dell’immaginazione. Sull’energia che alimenta i mulini a vento e tira giù tutti i muri, quelli reali e quelli che per paura costruiamo sulla nostra testa.”

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