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Azzurra: riscoprire l’humanitas e tornare migliori alla normalità

Italia zona rossa: dalla punta fin su, isole comprese, tutto lo stivale colpito dal nuovo virus. Un’intera nazione, la nostra, sta vivendo da qualche settimana ciò che mai avrebbe immaginato. Per le strade ormai solo desolazione e silenzio, ma nella bufera di incertezza che ci ha travolto anche tanta inciviltà. L’incertezza di non sapere cosa accadrà, quando e come finirà semina paura tra la gente che inevitabilmente sfocia in tensione. Proprio nella nostra cittadina anche le semplici code, in questo caso fuori dai supermercati, sono pretesto di scontri tra concittadini. Il  clima generale di preoccupazione ci porta a perdere la cosa più importante in momenti come questi: l’umanità.

Ladispoli, lungomare.

Eppure già Terenzio nel secondo secolo a.C. parlava di Humanitas: amore, tolleranza, solidarietà e rispetto per gli altri. Già lì si era compresa l’estrema complessità dei rapporti umani. In un clima così cupo e angosciante dobbiamo tutti, nel nostro piccolo, fare qualcosa che sia di aiuto: dal restare a casa e uscire solo se strettamente necessario al ritrovare, nonostante la paura, il calore umano. Io l’ho trovato proprio ieri quando affacciandomi alla finestra ho visto una bambina e sua madre attaccare uno striscione decorato da un arcobaleno e con su scritto:” Andrà tutto bene”. La piccolezza di quel gesto così dolce mi ha fatto riflettere, come se quelle persone volessero rassicurare chiunque leggesse che nonostante la situazione attuale ci ritroveremo tutti insieme, ancora e ancora, e ci saranno baci, abbracci, risate e lacrime, ma di gioia. Un’altra cosa ci tengo a dire, una che non avrei mai pensato, forse. Ma quanto mi manca la scuola?
Voglio reimpostare la mia sveglia alle 7 ogni mattina, spegnerla e chiedere altri cinque minuti per poi prepararmi e recarmi in quell’edificio, da sempre fonte di preoccupazioni e piccole tensioni ma anche di socializzazione, risate, apprendimento e maturazione.

Rita, Pina, Simona, Liberata. Collaboratrici del Liceo “Pertini”


Mi manca la normalità delle cose che, con un po’ di superficialità forse, davo per scontate: poter tutti i giorni seguire le lezioni da vicino, avere il sostegno di professori che aiutano dove tu non arrivi, mi manca la ricreazione caotica e il caffè con un’amica al bar, mi mancano persino i banchi e le sedie, alcune così vecchie da essere consumate ma comunque comode e sempre pronte lì per te.

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