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Nadia Comăneci, una farfalla alle Olimpiadi

“È stato un bene che fossi ancora una bambina, perché non mi rendevo conto di tutto ciò che viene con il successo”. Nadia Elena Comăneci nasce a Onesti, in Romania, il 12 novembre 1961. Il suo nome fu scelto perché i genitori si erano ispirati  all’eroina del film russo Nadezhda, per il suo significato: speranza.

Nadia comincia a dedicarsi allo sport alla tenera età di tre anni, ma solo tre anni dopo si avvicinerà per la prima volta alla ginnastica, unendosi alla società sportiva “The Flame”, sotto la guida di Marta Karolyi e Valeriu Munteanu, i suoi allenatori.  La sua prima competizione  nazionale risale al 1970, nel team della sua città. L’anno successivo vincerà una gara internazionale in Yugoslavia. Inoltre Nadia, due anni dopo, vincerà i campionati juniores.

Dopo queste vittorie, accompagnate da altri successi di minore importanza, Nadia, a 14 anni passa alla categoria senior, battendo ai campionati Europei le favorite Ludmilla Tourisheva e Nelli Kim. Nelli Kim stessa descrisse Nadia, al tempo, come brava ma antipatica e commenta: “Vedremo se riuscirà a mantenersi a questi livelli fra qualche anno”, Nadia con molta tranquillità risponde: “Nelli Kim?  Chi è?”. Lo stesso anno viene eletta Atleta dell’anno dall’Associated Press. Ma finalmente, a soli 15 anni, riesce a raggiungere la più importante competizione a livello globale: i Giochi Olimpici di Montreal del 1976. Nadia conquista tutti, vincendo non una né due, ma ben tre medaglie d’oro. Inoltre mai nessuno prima di lei aveva ottenuto  il  punteggio massimo per addirittura sette volte, punteggio che i computer non erano neanche in grado registrare. “Nadia si muove come una graziosa farfalla e volteggia come una libellula”, scrivono i giornali.      

Per i successivi quattro anni, Nadia non ferma mai, arrivando alle successive Olimpiadi di Mosca del 1980, dove conquista altri due ori e due argenti, facendo innamorare sempre più il pubblico.  Negli  anni successivi alle Olimpiadi, Nadia mantiene il suo successo da ginnasta, vincendo competizioni di ogni tipo. “Se lavoro costantemente su un certo esercizio, alla fine non mi sembra rischioso”, spiega. “L’idea è che l’esercizio resti pericoloso e sembri pericoloso per le mie paure, ma non per me. Il duro lavoro lo ha reso semplice. Questo è il mio segreto. Ecco perché vinco.” Dopo i suoi numerosi successi, venne più volte invitata a palazzo da Ceausescu, e dal suo Paese venne più volte premiata in vari modi. Venne usata come il maggior vanto propagandistico del regime, ma il suo prestigio purtroppo le costò caro: venne costretta a diventare l’amante, a 15 anni, del terzogenito del dittatore, Nicu Ceausescu, alcolizzato e violento, il quale  la sottopose ad abusi fisici e sessuali. La relazione durò cinque anni. Per Nadia questo è un capitolo da dimenticare. Un mese prima della caduta del regime di Ceausescu, il 28 novembre 1989, Nadia fugge a piedi alla ricerca della libertà: “Dovevo essere libera, avevo bisogno di essere libera”. Venne accolta negli Stati Uniti come rifugiata politica, e lì finalmente è in grado di costruirsi una nuova vita. “Ho rischiato la vita quella notte, certo, ma ho conquistato la libertà, che è il bene più prezioso per tutti, ricchi e poveri. Quando guardo indietro a tutto quello che ho fatto nella mia vita, non rifarei niente in modo diverso, perché ogni piccola cosa mi ha portata dove sono oggi”.

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