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Vedrai che passa presto

C’era una volta, non molto tempo fa, un simpatico gruppetto di amici: Federico, Marco e Fabio. Come tante altre persone, da più di un mese i tre amici non potevano uscire di casa. Nell’aria, infatti, c’era un virus davvero cattivello chiamato Corona, che se lo incontravi per strada oppure al lavoro ti faceva venire un’influenza brutta, forte e molto contagiosa. Oltre che cattivello, questo virus era anche molto piccolino, più piccolo di un moschino o di una briciola di cornetto; era così piccolo che lo potevi vedere solo al microscopio. Era di colore grigio e di forma circolare, e tutti lo chiamavano Corona perché aveva tante punte rosse, simili a quelle della corona di un Re. Era per colpa sua se i tre amici erano obbligati a stare a casa, e questo gli dispiaceva tanto perché erano abituati a incontrarsi ogni giorno a scuola.

Federico era un ragazzo di 21 anni a cui piaceva tanto farsi prendere in braccio, cantare, e andare in giro a salutare le persone. Era anche un tremendo ghiottone e un grandissimo dormiglione: amava infatti restarsene a poltrire nel letto fino a tardi, e ora che le scuole erano chiuse poteva farlo quasi ogni giorno. Marco e Fabio invece erano i suoi professori. A Marco piacevano tanto la letteratura e la poesia, mentre Fabio detestava la matematica e amava moltissimo fare i cartelloni, perché aveva la vena artistica.

Come abbiamo detto, per colpa di quel briccone del Coronavirus i tre amici non potevano più frequentarsi dal vivo, così si vedevano e parlavano solo al computer. Stanchi di questa situazione, un bel giorno decisero di trovare una soluzione per sconfiggere il virus e potersi finalmente rivedere. Tra tutti, Federico era quello più triste: avrebbe voluto uscire e anche invitare Fabio a casa sua per cantare insieme le canzoni di Gigi D’Alessio, in particolare Scusami. Sebbene la proposta non fosse proprio allettante e la musica di Gigi D’Alessio non rientrasse esattamente nei gusti musicali di Fabio, il professore non avrebbe disdegnato l’invito pur di avere la possibilità di rivedersi. Marco invece pensava a quante volte Federico lo aveva fatto arrabbiare, ma immaginare Federico e Fabio cantare a squarciagola Scusami lo faceva sorridere.

I tre passarono giorni e giorni nel tentativo di trovare qualche soluzione. All’ennesimo incontro, decisero di mettere sul tavolo le tre idee più originali, per poi sceglierne una da mettere in atto. La prima proposta fu di Marco, che consigliò di mandare in strada Ghassan, un altro loro amico di scuola molto loquace, che con le sue chiacchiere e in particolare con le sue domande insistenti avrebbe sfinito il Coronavirus facendolo tornare da dove era venuto. La seconda proposta fu fatta da Federico, che disse di voler creare un flashmob che consisteva nel far mettere le casse sui balconi e alle finestre di tutta Italia, sparando a tutto volume Respirare di Gigi D’Alessio e Loredana Bertè. Se non si fosse capito, Federico era un grande estimatore di Gigi D’Alessio… La terza e ultima proposta fu quella di Fabio, che pensava di coinvolgere nell’ardua impresa una persona volitiva e dal carattere forte. Gli venne in mente Annapaola, una loro comune amica, che, come tutti in quei giorni, non poteva vedere il suo amato Federico e per questo era molto arrabbiata. Annapaola avrebbe potuto coinvolgere sua madre, la temutissima sora Hilves, donna di gran lunga più forte della propria figlia che, se si fosse arrabbiata, avrebbe scatenato l’inferno e sarebbe sicuramente riuscita a sconfiggere il virus.

Parla che ti riparla, pensa che ti ripensa, i tre non riuscivano a decidere quale delle tre proposte adottare. Decisero quindi di chiedere aiuto a una persona super partes, la signora Paola, madre di Federico, famosa per saggezza e imparzialità. Dopo aver attentamente valutato le tre proposte, la signora Paola disse che a suo giudizio la migliore era quella di Fabio. Secondo lei, coinvolgere la sora Hilves e sua figlia sarebbe stata senza ombra di dubbio la carta vincente, perché nessuno, neanche quel gran briccone del Coronavirus, avrebbe potuto resistere alla forza d’urto di Annapaola e di quella simpatica vecchietta di sua madre, la sora Hilves!

La sora Hilves aveva 86 anni, era una donna anziana ma molto arzilla, solare e dolce, ma con un unico difetto: se qualcuno toccava le sue cose diventava una belva! Federico suggerì allora di chiamare Annapaola al cellulare e di chiederle come avrebbero potuto farla arrabbiare. Prese quindi il telefono e la chiamò:

  • Pronto? Annapaola? Come stai?
  • Diciamo bene  (rispose lei)… Mi manchi tanto… Ma che vuoi?
  • Mi serve il tuo aiuto! Io, Marco e Fabio dobbiamo sconfiggere il Coronavirus e abbiamo pensato a tua madre: la dobbiamo fare infuriare ma non sappiamo come.

Annapaola suggerì che c’erano quattro cose che avrebbero fatto imbestialire sua madre. La prima, farle sparire le sigarette, dato che era una tabagista incallita e fumava dalla mattina alla sera come un turco, anzi una turca; e se per tua disgrazia le dicevi che le faceva male, ti mandava a quel paese senza tanti complimenti. Un’altra cosa che l’avrebbe fatta infuriare era nasconderle le chiavi della macchina, così non sarebbe potuta uscire né per andare a comprare le sigarette né per andare in giro. Nonostante la vetusta età, infatti, alla sora Hilves piaceva uscire in macchina. In genere sfrecciava a 100 km/h per le strade di Ladispoli con lo stereo a tutto volume ascoltando le canzoni di Lando Fiorini, senza rispettare né i semafori né gli attraversamenti pedonali, e guidando come una spericolata senza indossare la cintura di sicurezza. Conoscendo il suo bel caratterino, persino le forze dell’ordine avevano timore di fermarla quando la vedevano. Se dopo tutto questo si voleva farla arrabbiare ancora di più, bisognava tagliarle il filo dell’antenna della televisione, così non avrebbe potuto più vedere le sue telenovelas preferite. Se invece si voleva davvero mandarla totalmente fuori di senno, bisognava farle una puntura: bastava anche dirglielo solamente.

La notte seguente, mentre la sora Hilves dormiva, Annapaola e le sue sorelle attivarono il piano: Rossella prese le sigarette e le chiavi della macchina e le nascose nella cassaforte; Nicla tagliò con una forbice il filo dell’antenna e Annapaola preparò la puntura. Il mattino dopo, la sora Hilves si svegliò alla solita ora, fece colazione e andò a prendere una sigaretta, ma non vedendo il pacchetto girò per tutta casa senza trovarne neanche l’ombra. Decise quindi di vestirsi e andare dal tabaccaio. Cercò le chiavi della sua auto ma non trovò nemmeno quelle, e cominciò ad agitarsi. Cercò per tutta la mattina finché non arrivò mezzogiorno e sentì suonare le campane della chiesa. Si diresse allora verso il televisore per guardare la sua telenovela preferita, che iniziava proprio a quell’ora, ma niente, non riusciva ad accenderlo. Girò intorno al televisore per capire il motivo del guasto, e si accorse che il filo dell’antenna era stato tagliato. A quel punto, Annapaola entrò di colpo nel soggiorno con la siringa in mano. Vedendola, la sora Hilves cominciò davvero ad arrabbiarsi di brutto e a urlare sempre più forte, non ci capì più nulla e perse totalmemente le staffe. E più urlava, più cresceva di statura, fino a trasformarsi in un enorme coccodrillo verde, alto come un palazzo. La missione era compiuta! La vecchietta dolce e solare si era trasformata in una mostruosa creatura: Godzhilves!!!

Così trasformata, la creatura cominciò a correre e andò sul tetto di casa, e sempre urlando chiese chi le aveva preso le sue cose. Annapaola si finse intimorita, e disse che tutte quelle sciagure, sigarette, chiavi, tv e puntura, erano solo colpa del Coronavirus: era stato lui, perché si impossessava di tutto quello che era più caro alle persone. A quel punto, dalla bocca di Godzhilves uscirono fiamme e parolacce di ogni genere:

– A te, degenerato Coronavirus che mi hai preso le sigarette, che te possino ammazzatte, che te possino cecatte! Perché sei venuto dalla Cina a rompere le scatole proprio a me che non posso uscire di casa? Perché mi hai preso le chiavi della macchina? Brutto puzzone schifoso! Maledetto bastardone! Ridammi l’antenna nuova, altrimenti te ce strozzo e te brucio vivo! Brutto figlio di una ballerina di Can-can, fatte véde che te spezzo le braccia e te ce lego! Falla finita! C’hai stufato! Vattene a fa ’n Cina, che se continui a starmi intorno te zompo addosso e poi vedi come te concio pe’ le feste!.

A quel punto, dopo aver sentito tutti quegli insulti, il Coronavirus cominciò a dissolversi nell’aria, risalendo in mezzo alle nuvole. Insomma, l’incubo era finito e tutti erano liberi di poter uscire e andare a trovare amici e parenti. Federico avrebbe finalmente potuto rivedere il suo caro cavallo Pippo, sarebbe potuto tornare a scuola e incontrare di nuovo i suoi compagni, i professori, le bidelle, Ghassan, Alessia e Natalia! Finalmente sarebbe potuto andare al cinema, a mangiare una pizza o al ristorante insieme ai cugini e ai genitori! Sarebbe potuto andare dopo tanto tempo su viale Italia a prendere un po’ di aria pulita, con tutti i negozi aperti e tutta la gente che tornava a vivere e a dirgli ciao! Ma c’era una cosa ancora più importante che ci aveva lasciato il Coronavirus: la Lazio non avrebbe vinto lo scudetto.

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