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Le pandemie raccontate dalle opere d’arte

L’emergenza Coronavirus ha sconvolto totalmente la nostra quotidianità. Ultimamente, molti artisti hanno cercato di rappresentare, attraverso la propria creatività, il tragico e delicato momento che stiamo vivendo. Con l’obbligo di restare a casa, gli artisti, specialmente coloro che si occupano di street art, sono costretti a lavorare direttamente da casa e possono rendere pubbliche le proprie opere grazie al prezioso aiuto dei social.

Nella storia dell’arte molti artisti hanno raccontato le pandemie. Ad esempio, anche nel corso del Seicento, l’Europa fu colpita da gravi epidemie di peste, che, come per la “peste nera”, diffusasi nel 1300, decimarono la popolazione. La devastazione della peste fu terribile dal punto di vista sociale e psicologico. Anche i pittori, come gli scrittori e i cronisti, raccontarono il flagello in ogni suo aspetto e con modalità diverse.

Dominava il senso di sciagura, sofferenza nella quale, comunque, è riconoscibile la pietà e la salvezza della fede, come in Tanzio da Varallo con il dipinto San Carlo comunica gli appestati e in Giovan Battista Crespi con Carlo Borromeo visita gli appestati.

“San Carlo comunica gli appestati” Tanzio da Varallo

L’orrore dell’epidemia napoletana fu invece rappresentata dal siciliano Gaetano Giulio Zumbo, autore di quattro scene di morte, i cosiddetti Teatri del Tempo, realizzati alla corte di Cosimo III a Firenze. La pestilenza è raccontata in spaventose plastiche in cera colorate con un realismo violento e morboso. Oltre a questi, nella storia anche altri artisti cercarono di rappresentare questi momenti di sofferenza e di paura attraverso la pittura.

Si ricordano infatti Tintoretto, Arnold Bocklin, Egon Schiele, Edvard Munch, Keith Haring, e David Wojnarowicz.

La peste di Firenze, di Gaetano Giulio Zumbo

Tra gli artisti contemporanei è impossibile non parlare di Banksy.

La sua identità resta sconosciuta, nonostante possa essere considerato uno dei maggiori esponenti della street art mondiale. Ultimamente, l’artista inglese ha condiviso su Instagram due nuove opere, aventi come tema proprio il Coronavirus. In una di queste viene raffigurato un bambino mentre gioca con una bambola vestita da infermiera in divisa, che indossa una mascherina. Il bambino sceglie lei come nuovo super-eroe e la alza verso il cielo.

Lei, e non Batman o Spider-Man, gli altri supereroi che lascia nel cestino. L’opera si intitola Game changer, e grazie a questa, l’artista inglese ha omaggiato medici e personale del servizio sanitario britannico. Banksy ha poi appeso il disegno nei pressi del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Southampton, in Inghilterra. 

Gli eroi di oggi indossano una mascherina e sono impegnati nella lotta quotidiana contro il Coronavirus.

Nel corso del lockdown Banksy, abituato a viaggiare per il mondo, non ha mai smesso di creare, realizzando anche un graffito all’interno del suo bagno.

Ha raffigurato nove topi. Uno di questi segna con un rossetto il numero dei giorni trascorsi sulla parete, come fosse una prigione. I roditori, protagonisti dell’opera, giocano con il tubetto del dentifricio, corrono sui rotoli di carta igienica e si appendono ai fili.

Il bagno è sottosopra e diventa una vera e propria opera d’arte. Questa immagine di animali obbligati alla quarantena è apparsa su Instagram e in 12 ore è arrivata a più di un milione e mezzo di like. Rappresenta il caos.

Anche l’artista è costretto a restare a casa, circondato dalle mura domestiche, proprio come un topo in trappola, nonostante la quarantena sembri proprio non aver fermato la propria creatività.

Così come Banksy, anche molti altri artisti hanno espresso il proprio ingegno nel realizzare opere che potessero rappresentare il momento che stiamo vivendo. Tra questi, ad esempio, un altro particolare e significativo graffito è stato realizzato a Roma, in zona Trastevere, da Harrygreb.

Quest’ultimo raffigura una famiglia, munita di mascherine, intrappolata in una prigione, proprio a simboleggiare la nostra quarantena all’interno delle nostre abitazioni e la privazione di un diritto fondamentale: quello alla libertà.

Davanti a loro, Harrygreb raffigura un panda che fotografa la famiglia intrappolata, come a rappresentare una sorta di “rivalsa” del mondo animale.

Una rivalsa sugli sfruttamenti e maltrattamenti che è spesso costretto a subire. Si tratta di un’immagine che fa riflettere sulle nostre abitudini e sull’impatto e il rapporto che l’uomo ha sulla natura circostante.

Ancora una volta l’Arte risulta essere un mezzo altamente espressivo, in grado di trasmettere messaggi, talvolta di speranza, talvolta avvertimenti e riflessioni sulla nostra vita.

Un mezzo artistico ma anche un mezzo di comunicazione, capace di grande potere e influenza, specialmente grazie all’aiuto dei mass media.

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