Grazie, Ghassan

Un ricordo di Ghassan. Fanciullo di forza e di dolci nostalgie, che ha percorso con noi un tratto di strada.

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Oggi, 24 ottobre 2020, il nostro studente Ghassan Kalifa ci ha lasciati. Dico “nostro” non a caso, perché Ghassan era conosciuto e ben voluto da tutta la scuola: dai compagni, dalla Dirigente Scolastica, dal corpo docente, dal personale ATA e dagli AEC. Questo racconto è stato creato da lui e da Federico Gangi durante una lezione di scrittura creativa, che lo scorso anno rientrava tra le attività didattiche del Dipartimento di sostegno. Chiese lui stesso di poter creare una storia, e credo che questa che pubblichiamo rispecchi come era e come percepiva l’ambiente scolastico.

Il poeta libico Ibrahim al-Osta Omar scriveva questi versi, che mi sembrano pertinenti sia al racconto sia (e soprattutto) al principale tratto distintivo di Ghassan, la loquacità:

Sta zitto! Dicono.
Io ho detto che non sono uno stupido
sta zitto è per gli stupidi
parole parole parole azione azione
questa è vita
quella è l’immagine di lotta di Dio
il mio cuore batte
non sono uno stupido
la mia lingua lavora
parole parole azione azione
questa è vita
sta zitto è per gli stupidi
gli usignoli cantano
su nelle colline
giù nelle valli
questa è vita
quella è l’immagine di lotta di Dio
non importa ciò che accade
non sono uno stupido
non sto zitto
una gabbia
zitto
non un uccello
ogni cosa
che vive
vita
morte
ogni cosa
viene
non in silenzio
da
Dio

Ghassan mancherà a tutti noi. Marco Federici

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C’era una volta un pappagallo di mille colori di nome Ghassan. Era rosso e verde, aveva un bel becco giallo e nero e la coda azzurra. Questo pappagallo era un gran chiacchierone, e gli piaceva ripetere quello che dicevano gli altri. In particolare quello che diceva il suo amico merlo indiano Federico. Il pappagallo aveva un po’ paura del merlo indiano, perché era dispettosetto e pazzerello: infatti, spesso il merlo prendeva con le sue zampette dei legnetti appuntiti, delle chiavi o delle forbici, e li puntava contro il pappagallo, dicendogli:

“Statte zitto! Guarda che c’ho tra le zampine!”.

E il pappagallo rispondeva:

“Basta! Stai lontano! Tu vuoi toccarmi gli occhi!”.

I due uccelli vivevano in Malesia, nell’Asia dell’est. Abitavano nella giungla, piena di leoni, di tigri e di pantere nere; ma non gli importava molto, tanto i due uccellacci vivevano su un albero, nel loro bel nido. E quindi non temevano tanto questi animali affamati. Però nella giungla c’erano anche dei serpenti, che sugli alberi si arrampicavano eccome, per mangiare le uova. Per fortuna Ghassan e Federico non erano fidanzati, e quindi non avevano uova. C’era però un’altra creatura di cui i nostri due volatili avevano moltissima paura: si trattava del cacciatore Ciro detto “Il napoletano”. Era cicciotto, perché mangiava tanta pizza, in particolare la margherita napoletana con le acciughe, il tonno e le cipolle. Era solito accompagnare queste sue mangiate di pizza con un bicchierone di Cocacola bella fredda, gelata.

Un bel mercoledì di sole, il cacciatore Ciro, che era molto ingegnoso, mise dei semi dentro una gabbia: voleva catturare degli uccelli esotici da portare a Ladispoli, cittadina laziale dove lavorava e viveva.

Alle 10, che era l’orario della merenda, i due uccelletti avevano una certa fame. Videro allora quel bel mucchietto di semi che Ciro aveva messo nella trappola, e si lanciarono verso il succulento bocconcino per mangiarlo. Quindi, più veloci di un aereo, i due entrarono nella gabbia, che –TAC!­– si chiuse improvvisamente intrappolandoli.

Allora gridarono: “Ghassaaaaaaaaaan! Federicooooooooo! Siamo rimasti in trappolaaaaaaaaaaaa!”.

Nel frattempo arrivò il cacciatore Ciro, che disse:

“E vaiiiii! E andiamoooooo! Oggi ho guadagnato tanti soldi. Mo sai quando li vado a vendere al mercato di Ladispoli quanto ci faccio?”

A questo punto, Il napoletano se ne andò aumm’ aumm’ all’aeroporto di Kuala Lumpur con le sue due prede. Solo che quel gran chiacchierone del pappagallo Ghassan non la smetteva più di parlare, e il merlo Federico, che non ce la faceva più, gli diceva continuamente:

“Basta Ghassan! Statte zitto!”.

Allora Ciro, per evitare che gli sanguinassero le orecchie, disse:

“BASTA!”.

E i due uccelli, impauriti, si zittirono.

L’aereo partì alla volta di Roma Fiumicino, e il viaggio durò nove ore. A un certo punto, dal fondo dell’aereo sbucò una donna, Caterina, detta “La professoressa” perché sapeva tantissime cose. Con passo svelto si avvicinò a Ciro e gli disse:

“Quanto sei bello. Questi due uccellini che porti con te sembrano proprio un pappagallo e un merlo indiano. Vorrei comprare il merlo indiano: me lo vendi?”

Ma Ciro le chiese quanti soldi era disposta a dargli. E Caterina rispose:

“Ti offro 100 euro”

Ciro, che sapeva che il merlo valeva molto di più, rifiutò e le rispose:

“Ma vatt’ a fa’ nu gir’”

E Caterina tornò al suo posto, pensando a come potergli rubare Federico. Pensò di farlo in Italia e di notte, quando Ciro sarebbe stato a casa sua a dormire come un ghiro.

Quindi, una bella notte di venerdì Caterina si intrufolò a casa di Ciro insieme al suo complice Stefano, che invece voleva il pappagallo Ghassan.

I due, vedendo aperta la finestra della camera dove stavano il merlo e il pappagallo, decisero di introdursi dentro l’abitazione con una scala. Caterina andò per prima, e Stefano la seguì subito dietro. Il pappagallo Ghassan, che aveva un orecchio lungo e un udito sviluppatissimo, sentì dei rumori: quindi volò verso la finestra e vide Caterina insieme a Stefano. Subito il pappagallo capì che si trattava di due ladruncoli da strapazzo, ma lui aveva paura ugualmente. Quindi volò verso la camera da letto di Ciro, che russava come se fosse un leone, e siccome non aveva le mani per scuoterlo decise di sbattere forte le ali e cantare a squarciagola Nella vecchia fattoria, perché gli piaceva e avrebbe tanto voluto viverci.

Iniziò a cantare così, gracchiando un po’:

Nella vecchia fattoria,

ia ia o

quante bestie a zio Tobia

ia ia ooooo

c’è il gallo…

In quel momento Ciro si svegliò e urlò: “Chicchirichiiiiiiiiiiiiiiii”.

E il pappagallo Ghassan gli disse tutto agitato e anche un po’ impaurito dallo strillo:

“Ciro, svegliati, alzati che ci sono due ladri che vogliono entrare a rubare. Chiama la polizia!”

Allora Ciro, che era un grande cacciatore abilissimo con le armi, decise di sbrigarsela da sé, ci pensò un attimo e disse:

“Mo vad’ a pigghià o fucil’, ambress ambress”

Andò verso la cassaforte dove custodiva il suo fucile, la aprì e prese l’arma. Corse immediatamente verso i ladri, accompagnato dal pappagallo che parlava anche mentre volava, ma non si capiva nulla. Una volta visti i ladri, Ciro sparò un colpo in aria per spaventarli: “Boooooom!”

poi gli urlò:

“Via! Jatvenn’!”

I ladruncoli, impauriti, scapparono via a gambe levate, mentre Ciro tornò a letto.

Il giorno dopo il cacciatore pensò per un attimo di tenere il pappagallo, perché lo aveva aiutato a proteggere casa meglio di un cane da guardia. Poi, siccome il pappagallo Ghassan parlava veramente troppo, decise di venderlo caro: lo vendette a una sua amica di nome Natalia, che non sapeva in che guaio si stava per cacciare.

E il merlo indiano Federico? La sera della visita dei ladri, scappò dalla finestrella di servizio e volò verso Kuala Lumpur, alla faccia del pappagallo.

Federico Gangi e Ghassan Kalifa (featuring Alessia Zicca)

4 commenti su “Grazie, Ghassan”

  1. Avatar
    Antonio Cuscito ha scritto:

    Complimenti ragazzi 👏💪

  2. Avatar
    Olimpia AEC ha scritto:

    Con tt il mio affetto ciao Ghassan ! Il tuo sorriso resterà x sempre nelle nsr vite ❤️

  3. Avatar
    Silvia ha scritto:

    Il racconto bellissimo rispecchia l’anima lucente di Ghassan, che ha onorato la nostra scuola della sua presenza. Sono orgogliosa di come il nostro Liceo sua stato in grado di operare questo miracolo di integrazione e affetto sincero per questo alunno e non solo. Ciao Ghassan dalla mafiosa Silvia della segreteria ❤️

  4. Avatar
    Silvia ha scritto:

    Commovente questo ricordo e bellissima la poesia. Grazie Ghassan di averci donato il tuo sorriso

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