Devilman: manga come critica sociale

Scritto da Go Nagai, Devilman, del 1972, ha rivoluzionato per sempre il medium al quale appartiene; vediamo, allora, quali sono gli elementi ai quali deve il suo successo e chi si cela dietro quest’opera.

Go Nagai

Nato il 6 settembre 1945, cominciò a lavorare nell’ambito del fumetto intorno ai vent’anni al seguito del mangaka Shotaro Ishinomori. A distanza di qualche anno, creò i suoi primi fumetti e fondò una propria casa di produzione. Le opere di Go Nagai possono essere divise in due macro-categorie: la linea mecha, più conosciuta anche in Occidente, che cominciò nel 1972 con il celebre manga Mazinga Z, il quale ricevette anche un adattamento animato, che riscosse un grande successo nel mondo occidentale, all’inizio degli anni Ottanta. Accolte calorosamente dal pubblico, le opere mecha scritte ed animate aveva come punto focale per l’autore la fiducia riposta nella nuova generazione. Go Nagai sperava che avrebbe potuto fare della nuova tecnologia un bene per la società con cui tanto era in contrasto. Per ciò che concerne la seconda linea, l’autore introdusse l’erotismo nell’ambito del manga dedicato ai ragazzi con La scuola senza pudore, scritto nel 1968. Ciò destò molte controversie tra i lettori, tanto che Go Nagai, dopo essere stato più volte censurato, fu preso dal risentimento e creò il fumetto Mao Dante – ispirato dalle illustrazioni di Gustave Doré della “Divina Commedia” ed incentrato sul rapporto tra il bene e il male – un personaggio dalle sembianze di un diavolo, creato per andare contro la società giapponese. Anche se l’opera rimase incompiuta, venne ripresa successivamente con Devilman, che segnò profondamente la cultura orientale e occidentale, a cui era assai interessato.

Gō Nagai - Wikipedia
Go Nagai

Devilman

Pubblicato sulla rivista Weekly Shonen Magazine dall’11 Giugno 1972 al 24 Giugno 1973 e raccolto in cinque tankobon (piccoli volumi), Devilman è l’opera più profonda del maestro Nagai. Racconta la storia di Akira Fudo e del suo amico d’infanzia Ryo Asuka, in un contesto pregno di riferimenti biblici e di atmosfere talvolta dantesche, in una climax ascendente di avvenimenti vissuti dal punto di vista inedito del “diavolo” che porteranno ad uno scontro definitivo e all’ultimo sangue fra bene e male, anche al costo di sacrificare il Pianeta stesso. Nagai fa uso del tema della gioventù in una maniera più che originale: la crescita dei protagonisti è in contrapposizione con l’inesorabile involuzione dell’umanità stessa. Akira Fudo è uno strumento del quale l’autore si serve per far immedesimare e rendere consapevole il lettore dei problemi della società in cui vive. Nell’opera il pregiudizio verso chi è come Akira è allegoria dell’intolleranza che le persone nutrono verso il prossimo e l’autore ripone nel giovane la speranza della redenzione del genere umano. La schiettezza con la quale vengono affrontati temi quali l’erotismo, la morte ed il sacrificio è senza pari e ciò si riflette anche nel modo con cui l’autore disegna le tavole della sua opera; lo stile è violento, sporco e dinamico, quasi come se le emozioni che le scene trasmettono fossero provate in quel momento anche dall’autore stesso.

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Akira nella sua forma demone

Devilman Crybaby

Nel 2017, in occasione del cinquantesimo anniversario di Go Nagai come artista, lo studio di produzione Aniplex diede a Masaki Yuasa, regista già celebre per opere quali Ping Pong the Animation e Tatami Galaxy, l’opportunità di lavorare ad un adattamento animato basato sull’opera originale, che rappresentasse, però, una sorta di rivisitazione del prodotto stesso. Nel 2018, uscì in tutto il mondo Devilman Crybaby come serie originale Netflix: si tratta di dieci episodi che rappresentano uno dei picchi più alti della storia dell’animazione stessa e che hanno l’onere e l’onore di divulgare il messaggio di Devilman anche alle nuove generazioni. Masaki Yuasa ha creato Deviman Crybaby con l’obiettivo di donare al mondo una versione di Devilman senza censure, ma stavolta col “benestare” ed il riconoscimento di questo tipo di arte da parte del mondo intero, a testimonianza di come i tempi fossero cambiati in favore di una piena libertà artistica. A riprova di ciò, successivamente all’uscita di Devilman Crybaby , Yuasa dichiarerà: “Se il maestro Nagai avesse potuto fare come voleva, si sarebbe spinto così oltre” riferendosi alla serie stessa. Devilman Crybaby ha la fortuna di beneficiare dello stile unico e quasi surreale di Yuasa e di un adattamento grazie al quale traspare quanto quest’opera sia anche estremamente personale, presentando delle differenze dall’originale dovute sia alla durata che all’interpretazione più moderna che il regista gli ha conferito.

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Ryo e Akira in Devilman Crybaby

In conclusione Devilman non sente il peso degli anni, rimanendo uno dei prodotti più attuali della sua tipologia. Da quest’opera si può imparare molto e numerose sono le possibili interpretazioni, che preferiate leggere il manga o guardare l’anime siamo convinti che l’opera possa esercitare abbastanza fascino da conquistarvi.

“Come essere umano mi rendo conto di quanto sia difficile scegliere tra il bene e il male, mi rendo conto inoltre che bene e male non sono due entità nettamente distinte, a volte dal bene può nascere il male, e viceversa. Sono due concetti strettamente correlati tra loro”.
Go Nagai

Un commento su “Devilman: manga come critica sociale”

  1. Paola ha scritto:

    Gli articoli di questi giovani autori, ci hanno abituato ad un piacevole appuntamento che non delude mai per la gradevolezza e la fluidità di lettura. In una parola: interessante. A questo punto sarei curiosa di poter leggere presto qualcosa inerente anche ad altri temi, potrebbero sorprendermi.

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