L’arte antica dei tatuaggi

Che ci crediate o meno, i tatuaggi sono nati oltre 5000 anni fa, e la testimonianza più antica è riconducibile al 1991, quando venne rinvenuto un uomo vissuto, secondo gli scienziati, 5300 anni fa, sulle alpi Otzalet. Gli scienziati hanno potuto dedurre che i tatuaggi presenti sul corpo avessero scopo terapeutico.
Col passare degli anni il tatuaggio ha assunto funzioni differenti, come ad esempio, quelle punitive per i Persiani. Nel ‘900 nelle società occidentali il tatuaggio non venne più considerato espressione di arte e di libertà, ma venne associato a un disordine morale.
Il termine fu coniato nel 1769, quando il Capitano inglese James Cook, approdando a Tahiti, osservando e annotando le usanze della popolazione locale trascrisse per la prima volta la parola Tattow.
Alla fine del diciannovesimo secolo, in Polonia, i tatuaggi dei detenuti venivano tagliati dai loro corpi dopo il decesso e conservati in un archivio al fine di identificare le connessioni tra prigionieri in carcere.
È però dall’inizio degli anni ’70 in poi che la cultura del tatuaggio ha conosciuto una progressiva diffusione, prima nelle sottoculture giovani hippy e fra i motociclisti e poi ha conquistato lentamente ogni strato sociale e ogni fascia d’età.

È solo, infatti, con il dilagare della controcultura degli anni ’60 – ’80 che il tatuaggio affascina chi sceglie di stupire e porsi in alternativa alla mentalità comune, per i punk e i bikers ad esempio era espressione di ribellione e rabbia.
Negli anni ’70 – ’80 i tattoos, per via della loro natura indelebile, rappresentavano da un lato un simbolo di fedeltà alla gang e dall’altro un segno di riconoscimento utilizzato per identificarsi in essa e inviare un messaggio di intimidazione a membri di altre gang.
Ad oggi, i tatuaggi sono un segno, frutto di una decisione, della persona interessata che ha deciso di fare sul proprio corpo per se stessa o per altri. Le motivazioni variano da quelle puramente estetiche al desiderio di dare un messaggio.
Personalmente sono a favore di coloro che decidono di imprimere sulla propria pelle il nome di una persona cara, qualcosa che rimandi a un evento importante o un simbolo puramente estetico. Se si sa osservare bene, i tatuaggi raccontano un modo di pensare o il carattere della persona.
Ma c’è anche qualche aspetto negativo: a lungo andare l’inchiostro può creare dei problemi alla pelle: un’alterazione del colore, oppure infezioni, più frequenti nei casi in cui i tatuaggi vengano ricolorati; lievi cicatrici.
Inoltre, bisogna stare attenti a chi ci si affida per questo lavoro, perché se l’attrezzatura usata per realizzare il tatuaggio non è ben disinfettata, c’è il rischio di contrarre diverse malattie, come l’epatite B, l’epatite C, il tetano e l’HIV, cioè il virus che provoca l’AIDS.
Per quanto riguarda l’inchiostro, dal 4 gennaio 2022 nuove norme richiedono che gli inchiostri colorati, destinati ai tatuaggi, al trucco permanente e al microblading per le sopracciglia, siano realizzati limitando l’uso di sostanze rischiose per la salute. Nello specifico, il Regolamento Ue prevede che si cessi l’utilizzo di 27 pigmenti colorati contenenti isopropanolo, componente aggiunta nella maggior parte delle miscele per tatuaggi per renderli sterili. Il divieto non riguarda il nero, nel quale l’isopropanolo è contenuto in quantità molto basse.

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