Andrea Pomella sulle tracce di Aldo Moro

16 marzo 1978, ore 9.58. Sigla del TG1 in edizione straordinaria.

BRUNO VESPA: Buongiorno, il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro è stato rapito questa mattina alle nove e dieci da un commando di terroristi mentre usciva dalla sua abitazione nel quartiere Trionfale per recarsi a Montecitorio, dove alle dieci era fissato l’inizio del dibattito, il primo dibattito parlamentare sul nuovo governo Andreotti. Moro era scortato da cinque persone, i terroristi hanno fatto fuoco. Secondo le prime notizie, quattro dei cinque uomini di scorta, due carabinieri e due agenti di pubblica sicurezza, sarebbero morti. Non si sa se il quinto sia rimasto ferito, e non si sa nemmeno se l’onorevole Moro sia rimasto ferito. Moro, come detto, è stato rapito.

Da Il Dio disarmato, di Andrea Pomella.

Aldo Moro fu rapito dalle Brigate Rosse in via Fani perché, nonostante le loro idee politiche in contrasto, aveva intenzione di avvicinare il partito democratico cristiano (DC) con il partito comunista italiano (PCI). Inoltre si pensava che fosse a conoscenza di molte informazioni segrete.

Lo scrittore italiano Andrea Pomella racconta questo caso, che presenta tuttora aspetti oscuri, in un suo libro, intitolato Il Dio disarmato, presentato alla Libreria di Ladispoli “Scritti e Manoscritti”. Ma perché l’autore ha sentito la necessità di scrivere sul caso Moro?

“Di tutte le cose che ho visto e letto sul caso di Aldo Moro – racconta Andrea Pomella – sentivo che c’era una mancanza proprio in ambito letterario e desideravo colmarla. Ho pensato, quindi, che me ne sarei potuto occupare io scrivendo questo libro, perché uno scrittore produce ciò di cui sente la mancanza.

Inoltre, frequentavo molto via Fani in quanto si trova vicino casa mia. Penso che questo non sia un posto in cui ci si capiti per caso, data la sua collocazione un po’ isolata. Ricordo che mi piaceva sedermi sul muretto che vide questa disastrosa strage. Lì mi piaceva scrivere e vedere le persone che passeggiavano.”

Lo scrittore descrive Aldo Moro non come un politico ma come una figura familiare: un padre che vuole proteggere i figli, un marito, un uomo riservato che ha paura di qualcosa che, alla fine, si realizzerà.

Il libro ci catapulta in medias res nella vita privata e familiare dello statista, analizzando ciò che successe nelle otto ore precedenti all’attentato.

“All’inizio – aggiunge Pomella – avevo in mente di incontrare i figli di Aldo Moro, ma quando si incontrano i parenti di una vittima si complica la situazione, perché loro si aspettano un profilo anagrafico della figura che stai descrivendo, in questo caso loro padre.”

Ha provato anche a contattare invano due dei complici del rapimento: Mario Moretti e Franco Bonisoli.

Un momento della presentazione, con Irene Donini, della libreria “Scritti e Manoscritti”

A chi si è ispirato per la stesura?

“Mi sono molto ispirato a Manzoni, perché anch’egli credeva che i fatti della storia dovessero essere raccontati in maniera ‘fredda’ e oggettiva. Poi sosteneva che, per dare più umanità ai personaggi, c’è bisogno della letteratura e della poesia perché l’autore si impossessa dei pensieri di chi ha vissuto la storia. Mi sono anche ispirato ad Andy Warhol, e alla tecnica del ‘realismo traumatico’ dei suoi dipinti. Warhol ripeteva in modo quasi ossessivo ed estenuante i soggetti dei suoi quadri, cambiando o aggiungendo minimi dettagli. Questa tecnica, usata molto anche in letteratura, è quella che ho adottato anch’io per dare un’impronta più thriller e al tempo stesso realistica al mio libro: ho parlato ossessivamente dei tre minuti in cui Aldo Moro è stato rapito.”

Nel libro, infine, Pomella afferma che non può essere lui ad aggiungere particolari risolutivi della vicenda e che non cerca la verità assoluta e/o storica, ma può cambiarla a suo piacimento:

“Posso immaginare che Aldo Moro abbia fatto il sogno descritto nel libro, durante i giorni in cui era in ostaggio, ma naturalmente non ne ho le prove”. Lo scrittore spiega che ciò assomiglia al processo di “spaghettificazione”, ovvero quando un oggetto si avvicina all’orbita gravitazionale di un buco nero e viene risucchiato all’interno di esso ma, dall’esterno, si vede solo il soggetto allungarsi progressivamente:

“Sei nel tunnel della verità, vedi la luce che rappresenta la fine ma, quando ti sembra di raggiungerla, ti rendi conto che non puoi”.

6 commenti su “Andrea Pomella sulle tracce di Aldo Moro”

  1. Danilo ha scritto:

    Un articolo molto interessante. Complimenti

  2. Stefano ha scritto:

    Articolo completo raffinato e di livello. Brava Valeria complimenti

  3. Stefano ha scritto:

    Articolo profondo e di livello…. Brava Valeria ,complimenti

  4. Luca ha scritto:

    Bellissimo articolo, complimenti!!

  5. Monica ha scritto:

    Bravissima
    Complimenti di vero cuore 💓

  6. Vincenzo ha scritto:

    Bellissimo articolo, lavoro serio e miticoloso, complimenti

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