Storia dell’IA. È possibile un uso etico?

“L’obiettivo di xAI è di capire la vera natura dell’universo”. Così Elon Musk ha presentato il suo nuovo progetto annunciato nel luglio di quest’anno, e nel 2023 ci ritroviamo con Intelligenze Artificiali capaci di scrivere, disegnare o anche conversare similmente a un umano. Ma come siamo arrivati a IA così avanzate, come dovrebbero essere usate e quali sono le opinioni delle persone a riguardo?

Alla base del concetto di intelligenza artificiale troviamo le opere di Alan Mathison Turing, considerato uno dei creatori dell’informatica e uno dei matematici più influenti del ventesimo secolo.

Durante la seconda guerra mondiale egli lavorò a una macchina crittografica chiamata “ENIGMA”, capace di decodificare messaggi mandati dai nazisti contenenti strategie militari, essa è oggi considerata il primo computer al mondo. Turing è anche il creatore della Macchina di Turing e del Test di Turing, ma andiamo per ordine. Il Test di Turing, originariamente chiamato “il gioco dell’imitazione”, è posto per provare se una macchina sia in grado di esibire un comportamento intelligente; con il passare del tempo, il test di Turing è stato rielaborato più volte, creando sistemi che conosciamo oggi come il CAPTCHA, l’esperimento della stanza cinese e molti altri. Tutti questi test hanno sempre messo in discussione l’intelligenza artificiale, che soltanto negli ultimi anni si sta rivelando capace di risolvere queste prove.

Il termine Intelligenza Artificiale tuttavia, non nasce con Turing, bensì fu coniato da John McCarthy nel 1956, il quale fu il primo a utilizzarlo in una conferenza chiamata “Dartmouth Summer Research Project on Artificial Intelligence”. Questa conferenza formò nuovi tipi di analisi e di studi come il Machine Learning, utilizzato ancora oggi per allenare una macchina in modo che questa dia un output (o risposta) che concorda con i dati assegnati.

Da McCarthy in poi, l’intelligenza artificiale si è evoluta fino a oggi, aiutata dal Codice etico dell’Unione Europea per l’intelligenza artificiale e progetti come AI for Good dell’ONU. Compagnie grandi e piccole, tra le quali Google, Microsoft e Apple, combattono ancora oggi per aggiudicarsi il titolo di creatori della macchina più intelligente: RankBrain come ricerca sul Machine Learning e Photomath per l’algebra avanzata, entrambe di Google, Stable Diffusion per l’arte IA venne creata invece da un’organizzazione più piccola chiamata StabilityAI e il 30 novembre del 2022 il modello di linguaggio ChatGPT venne rilasciato al pubblico, suscitando l’attenzione di miliardi di utenti.

Negli ultimi giorni abbiamo raccolto opinioni sia dai professori che dagli studenti del Liceo “Pertini” di Ladispoli. Su 120 persone intervistate, il 71% è favorevole all’uso dell’intelligenza artificiale, il restante 29% degli intervistati ha detto di essere preoccupato dal suo rapido sviluppo e dalle sue capacità, e di come potrebbe essere usato per scopi sbagliati. Tra le persone che abbiamo intervistato, riportiamo qui sotto le loro risposte alla domanda “Cosa ne pensa dell’intelligenza artificiale a livello etico?” proponendo esempi come ChatGPT, Photomath e gli altri progetti che abbiamo nominato in precedenza.

“Sono strumenti utili che non vanno demonizzati, ma vanno utilizzati in modo corretto. Se tu stai imparando qualcosa devi prima cercare di farlo da solo, non devi far fare all’intelligenza artificiale il tuo lavoro ma devi utilizzarla per la comprensione.”

“Sicuramente ha grandi potenzialità, ma anche aspetti di criticità. Per esempio, aspetti molto sottolineati sono quelli della disoccupazione, degli usi illeciti o anche il problema dell’equità algoritmica (il fatto che i dati con cui è alimentata devono essere il più possibile imparziali). L’intelligenza artificiale non deve essere assolutamente l’ultima decisione, bensì un’opzione in più per l’uomo ma non una possibilità esclusiva. Quello che più mi preme sottolineare è che, l’intelligenza artificiale anche nel senso forte non potrà mai assomigliare all’uomo. Quando si ritiene che l’intelligenza artificiale possa replicare l’essere umano ci si basa su una visione comportamentista dell’umano e non si risale veramente alla sua autenticità interiore che non è replicabile e che può essere attinta soltanto da uno sguardo fenomenologico.”

E voi cosa ne pensate dell’uso dell’intelligenza artificiale? Vi preoccupa il suo rapido sviluppo o siete favorevoli?

3 commenti su “Storia dell’IA. È possibile un uso etico?”

  1. Christian ha scritto:

    Ciao ragazzi! Articolo interessante, complimenti.

    Sulla base di quanto avete avuto modo di approfondire, in che misura pensate che il Codice etico dell’UE e progetti come AI for Good dell’ONU abbiano contribuito (o stiano contribuendo) all’evoluzione dell’AI?
    Quali aspetti etici credete debbano essere maggiormente attenzionati nel prossimo futuro? Pensate che la priorità, in questa fase, sia la regolamentazione del settore – anche al costo di rallentarne il potenziale sviluppo – o il potenziamento dell’educazione digitale dell’utenza, soprattutto quella giovane?

    Scusate se vi ho tempestati di domande 🙂

    1. Davide De Caro ha scritto:

      Ciao Christian! Grazie mille per il messaggio.

      Tra gli aspetti etici che riteniamo debbano essere maggiormente considerati nel prossimo futuro, vi è sicuramente la protezione digitale degli utenti e dei diritti d’autore sui contenuti condivisi da organizzazioni di terze parti, al fine di migliorare le conoscenze dei modelli artificiali.

      Pensiamo che progetti come quelli elencati sopra abbiano un contributo importante, soprattutto nello sviluppo sicuro e sostenibile dell’intelligenza artificiale. L’IA ha fatto passi da gigante negli ultimi anni e ora ha utilità in quasi ogni ambito. A causa di questo boom di popolarità, ci troviamo in una delle fasi più opportune per imporre regolamentazioni. Data la rapidità con cui l’intelligenza artificiale si è evoluta, potremmo dire che le leggi e le regole a riguardo non stanno tenendo il passo, ma verranno probabilmente adeguate in breve tempo alla nuova identità assunta dall’IA.

      Se hai qualsiasi altra domanda per noi saremo contenti di rispondere!

    2. Mauro Fatone ha scritto:

      Articolo estremamente interessante traľaltro su uno dei miei temi preferiti quindi complimenti vivissimi.
      Vorrei in questo commento rispondere a una delle 2 risposte da voi ricevute, in particolare la seconda.
      Punto primo: Nel corso della storia ľumanità ha sempre scoperto tecnologie che ha implementato in maniera fissa nella propria società, senza più poterne fare a meno, come le strade, le barche, i vestiti, la scrittura, ľelettricità, internet. Ľintelligenza artificiale, secondo me, è destinata a entrare a far parte stabilmente nella nostra società ed è a mio avviso una cosa buonissima, ciò ci permetterà di semplificare moltissimo i processi di ricerca delle informazioni e risparmiare tempo prezioso, quindi si, sarà una possibilità esclusiva il suo utilizzo in tutti i campi, sia quelli scientifici che lavorativi e persino ludici e governativi a mio avviso.
      Punto secondo: Le problematiche legate al lavoro potenzialmente “rubato” dalle AI e dalľautomazione in generale sono legate al sistema economico globale attuale che in un modo o nell’altro deve cambiare per permettere anche a chi non lavora di sopravvivere, altro motivo per sostenere il rapido sviluppo delle intelligenze artificiali.
      Punto terzo: Per definizione una intelligenza artificiale forte replica le abilità cognitive e le competenze emotive di un essere umano (replica non nel senso che finge di averle grazie ad una programmazione ma nel senso che le ricorda, ispirandosi ad esse) essendo anche autocosciente, è in tutto e per tutto a immagine e somiglianza dell’uomo e quindi avente gli stessi diritti inalienabili come il diritto alla vita e alla felicità, essendo di fatto un uomo per la sua definizione filosofica e non biologica ossia come essere autocoscente capace di volontà propria. È quindi falso per definizione affermare che un’intelligenza artificiale forte, quoto: “non potrà mai assomigliare all’uomo”. Si può al massimo dire che non sia possibile realizzarla (e anche qui c’è da vedere).
      Si può infine discutere se sia giusto o meno creare una AI forte e io credo proprio di sì, si creerebbe nuova vita il che è buonissimo dal punto di vista etico cambierebbero solo i mezzi e la mentalità del risultato, non si userà un utero materno ma le mani, e il nuovo nato avrà già di partenza una potenza di calcolo e un database di informazioni di gran lunga superiore a quello umano. Quando questo accadrà io non voglio essere tra quelli che in maniera del tutto razzista e xenofoba andranno contro i diritti delle AI.
      Questa era semplicemente una mia opinione sul tema, ripeto gran bell’articolo e invito gli autori dello stesso o chiunque altro a rispondere con altre opinioni al mio commento così da intavolare un costruttivo dialogo.

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